Linux & Apple fra concorrenza e stima

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Il concorrente numero uno di Linux si nasconde in quel di Cupertino, non a Redmond: parola di Jim Zemlin, Direttore Esecutivo di Linux Foundation, il quale afferma che i primi prodotti con cui la propria azienda deve competere sono quelli targati Apple e non Microsoft.
Effettiva rivoluzione o semplice leggenda metropolitana che sia, il nuovo dispositivo lanciato da Steve Jobs, iPad, ha certamente ravvivato la discussione su chi sia in grado (ed in maniera migliore) di rinnovare cosa; a seguito, quindi, delle dichiarazioni dello stesso Jobs in merito a “rivoluzioni” e “magia” del mela-tablet, Zemlin si è sentito, dal canto suo e di Linux, in dovere di rispondere in merito con una dichiarazione al sapore di guerra commerciale che non lascia certo spazio a fraintendimenti: “Linux può fare meglio di Apple, ma per raggiungere l’obiettivo ha bisogno di focalizzare ulteriori energie sull’esperienza utente”. La tesi sostenuta, nello specifico, è quella per la quale un prodotto Linux può essere altamente competitivo rispetto ad iPad ed agli altri dispositivi portatili, specie nell’ambito dei prezzi complessivi, siano essi per i produttori (a cui Linux costa zero, o quasi) siano essi per gli utenti con accesso a prodotti dal prezzo solitamente inferiore ai blindati di iPod, iPhone ed iPad. linux_2
Il Direttore di Linux Foundation chiama poi anch’egli in causa la “magia” declamata dal papà della Mela, lamentandosi del fatto che nelle implementazioni commerciali di Linux non ve n’è ancora abbastanza: “Apple non ha rivali quando si tratta di creare un’esperienza coinvolgente e anche se molti mettono in dubbio l’impatto rivoluzionario di iPad, la consistente esperienza utente di Apple è molto più vicina a qualcosa di magico rispetto a molte delle cose attualmente basate su Linux”, sostiene Zemlin, ammettendo e confermando così che il vero rivale numero uno non è Microsoft (che a suo dire è facile “prendere a pugni a settimane alterne”), bensì Apple, poichè è Apple ad avere “smalto, il focus sull’usabilità e la facilità d’uso, l’integrazione fra hardware ed applicazioni” e la capacità di far sì che lo sfruttamento della sua tecnologia sia una “parte agevole ed elegante della tua giornata, piuttosto che una battaglia costante con la tecnologia”.
Linux, quindi, per eguagliare e superare la cosiddetta “magia Apple” deve aumentare i suoi sforzi e fare di più: in questo senso passi in avanti sono già stati compiuti grazie a prodotti quale lo smartphone basato su Android (Droid e Nexus One fra gli altri), il tablet basato su Moblin di Intel, la maggiore attenzione sull’esperienza utente del team che sviluppa Ubunto ed il progetto Maemo di Nokia.
Zemlin conclude le sue dichiarazioni ammettendo, inoltre, che cosa si nasconda davvero dietro questa magia creata da Steve Jobs: “il sistema più blindato che si possa immaginare”, nel quale “ecosistema” collima, in primis, con gli interessi di Apple stessa e di nessun altro. Le iniziative in serbo, in questo senso, verranno rese pubbliche nel corso delle settimane future.

Google e Microsoft: la competizione che avanza

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Un nuovo passo avanti in quel di Mountain View: questa volta a bollire in pentola è uno store virtuale finalizzato alla vendita delle applicazioni riservate alla moltitudine di servizi Web offerti da Google. E’ questa, dunque, l’ultima novità dell’azienda californiana che si evince dalle pagine dell’edizione online del Wall Street Journal, nel quale articolo si evidenzia la volontà di BigG di infastidire e competere sempre più con il marchio Microsoft nel campo delle soluzioni per il computing professionale: dagli strumenti di sicurezza ai programmi creati per la gestione dei contatti.
Google ha quindi deciso di potenziare ulteriormente le sue Apps (comprendenti servizi di e-mail e software di produttività personale, vale a dire gli anti-Office per eccellenza) dando vita ad un vero e proprio negozio online, che potrebbe aprire i battenti già il prossimo mese di Marzo, nel quale l’utenza di Gmail, Google Docs e così via potrà scaricare “add-ons” personalizzati. La differenza, nonchè evoluzione, rispetto a ciò che la società offre già ora sul mercato (vale a dire Google Solutions Marketplace), sta nel mettere direttamente in vendita le applicazioni ideate e sviluppate dalle terze parti che hanno, da sempre, così enormemente creduto e contribuito alla filosofia della Rete libera e condivisa, nella quale ognuno può diventare parte integrante, attiva del progetto mettendo a disposizione il proprio genio, portata avanti dalla rivale numero uno di Microsoft. google_microsoft_2
Ad oggi non vi sono, comunque, ancora state conferme ufficiali da parte di Google e le uniche dichiarazioni pubbliche rese dai portavoce della società sono improntate al sottolineare come per il colosso dei motori di ricerca (e di Internet in generale, a dire la verità) sia di sostanziale importanza la possibilità di rendere disponibile alla cosiddetta “utenza business” un “ecosistema di prodotti e servizi professionali”. A quanto risulta dallo stesso prestigioso quotidiano statunitense, il progetto sarebbe però in fase di realizzazione più che avanzata e questo stesso porterebbe gli sviluppatori a dividere con l’azienda di Larry Page e Sergey Brin le entrate derivanti dalla vendita dei loro software in Rete, proprio come si verifica attualmente, ad esempio, con lo store delle applicazioni per Android o per l’App Store di Apple, che riconoscono, a chi scrive i programmi, mediamente il 70% dei profitti.
Ma, sempre da quanto sostenuto nell’articolo del WSJ, il fine ultimo ed esplicito di questa nuova strategia va ben oltre lo scontato obiettivo di generare maggiori ricavi dalla componente applicazioni: Google punta infatti a sottrarre una fetta del colossale business detenuto da Microsoft sui programmi di produttività d’ufficio ed intende, in aggiunta, colmare il gap dell’offerta (soprattutto legata alle soluzioni integrate con i fogli di lavoro o i sistemi di posta elettronica) che ha finora tenuto lontane le grandi organizzazioni, tramite la disponibilità di un’ampia gamma di software di complemento per le sue stesse applicazioni.

Kyocera Mita: nuova multifunzione TaskAlfa 300i

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L’azienda giapponese Kyocera Mita scopre le carte della sua nuova multifunzione, la A4/A3 TaskAlfa 300i, fra le cui principali caratteristiche emerge, innanzitutto, la piattaforma “HyPas”, opzione grazie alla quale il dispositivo sarà in grado di “dialogare” con altri ambienti applicativi, il tutto tramite servizi Java e Web Service.
Il design progettuale della nuova soluzione offerta da Kyocera è stato ideato e sviluppato per il comparto della gestione dei documenti degli ambienti di lavoro, incontrando, e soddisfacendo, così tutte le richieste dei gruppi di lavoro stessi, attraverso la compatibilità garantita con flusso documentale tipico delle aziende.
Oltre all’incredibile versatilità da cui è caratterizzato, il nuovo modello TaskAlfa 300i si contraddistingue grazie all’accesso facilitato a tutte le funzioni operative: quest’ultime sono gestibili, infatti, tramite il pratico pannello touchscreen in dotazione.
Nel dettaglio, poi, fra le caratteristiche di questa soluzione Kyocera troviamo, innanzitutto, la possibilità di stampare, copiare e scannerizzare, insieme con la possibile archiviazione digitale dei documenti stessi, tramite il software “KyoCapture”, una garantita sicurezza dei dati condivisi su server aziendale e la funzione “Print & Follow”, accessibile a tutti gli utenti autorizzati tramite “KyoControl Enterprise”. Inoltre, da non dimenticare è la già citata piattaforma “HyPas”.
Il multifunzione TaskAlfa 300i raggiunge una velocità di copia/stampa pari a 30 pagine per minuto, mentre in modalità scanner arriva a 50 imp (mono) e 15 ipm (colore), ed è dotato di una capacità complessiva di gestione carta di 2.200 fogli.
Sul fronte sicurezza, Kyocera Mita ha provvisto TaskAlfa 300i di un pacchetto standard per la protezione dei documenti, il quale comprende protocolli di autenticazione in Rete, funzioni e codici di controllo dei vari accessi, crittografia dei dati e stampa della filigrana; in aggiunta, disponibile è anche l’opzionale “Printed Document Guard” ed il “Data Security Kit” per la totale sicurezza dei dati sensibili.
Infine, il sistema multifunzione TaskAlfa 300i rientra negli standard imposti dalla certificazione internazionale Energy Star Program 2009. In quest’ultima versione, poi, i nuovi standard per i valori Tec1 sono stati addirittura migliorati grazie ad una maggiore riduzione delle emissioni di Co2, il tutto reso possibile da un minor consumo energetico quando la stampante è in funzione od in modalità riposo.

Gli States simulano una cyberguerra: il “caso Google” e’ sempre in prima pagina

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La più recente delle prospettive è questa: la guerra del futuro è in formato digitale. Ecco perchè a seguito dei cyberattacchi cinesi nei confronti della rete di Google anche gli Stati Uniti, tramite il Pentagono, hanno pensato di correre il più celermente possibile ai ripari. E così, al fine di prepararsi ad un eventuale assalto ai propri sistemi di comunicazione e finanziari, gli americani hanno simulato una vera e propria cyberguerra, questa è la notizia riportata dalle prestigiose penne del New York Times. pentagono_2
I conseguenti risultati ottenuti, però, non sono stati dei più incoraggianti. Ciò che è emerso, infatti, è che l’eventuale nemico sia avantaggiato su più fronti: giocano, difatti, a suo favore l’effetto sorpresa, il totale anonimato (non è nemmeno possibile individuarne il Paese di provenienza) e l’imprevidibilità delle sue stesse azioni criminali.
Non è una novità, in fondo, che nel Governo statunitense (e nel resto del Mondo) i recenti cyberattacchi a danno del colosso di Internet, provenienti dalla Cina, abbiano sollevato più che “gravi preoccupazioni”: questo, infatti, è quanto dichiarato nei giorni scorsi dal Segretario di Stato americano Hillary Clinton, la quale ha poi aggiunto di rivolgersi “al Governo cinese per una spiegazione”. I suddetti fatti e le suddette dichiarazioni hanno contribuito ad esasperare i già testi rapporti fra le due potenze mondiali, inasprendo ulteriormente i toni di quella che sembra essere una vera e propria guerra fra Pechino e Google, il quale, tramite i suoi responsabili, ha sin da subito fatto sapere di essere pronto ad abbandonare il Paese della Grande Muraglia a seguito di questi “attacchi molto sofisticati e ben mirati contro ogni nostra infrastruttura”.
“La possibilità di operare con sicurezza e fiducia nel cyberspazio è cruciale in una società ed un’economia moderne”, ha dichiarato, in seguito, il capo legale del marchio, David Drummond, in una nota apparsa sul sito della compagnia, nella quale si denunciavano le violazioni effettuate a danno degli account Gmail di alcuni gruppi di dissidenti cinesi.
Hillary Clinton ha poi ricordato il ruolo fondamentale che le nuove, moderne tecnologie ricoprono nella nostra vita quotidiana e nello svolgersi degli ultimi eventi mondiali: dalle proteste per la democrazia in Iran ai salvataggi, grazie all’invio di SMS, delle persone rimaste sepolte sotto le macerie del recente terremoto che ha colpito Haiti. Queste tecnologie, però, come tutto, hanno una doppia lama e possono essere utilizzate in modo altrettanto negativo: possono contribuire alla diffusione delle ideologie di Al Qaeda o essere strumentalizzate dagli stessi Governi al fine di reprimere i dissensi presenti nei propri confini. E così nel nuovo millennio vengono eretti “muri virtuali” e nuove “cortine dell’informazione” per bloccare i samizdat digitali, che assumono il ruolo che aveva un tempo una costruzione come il Muro di Berlino, per via della quale i dissidenti rischiavano la vita pur di riuscire a distribuire samizdat, ha concluso il Segretario di Stato americano, collegando, infine, la libertà di utilizzo della Rete ai diritti umani fondamentali quali la libertà di associazione, la libertà di pensiero ed opinione.

Canon amplia la sua gamma Imagerunner: presentati i nuovi modelli

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Consolidato leader mondiale nella tecnologia di digital imaging, Canon Europa presenta le sue ultime stampanti multifunzione compatte, in bianco e nero ed in formato A3, che costituiscono le Serie Imagerunner 2300 e 2500. I modelli sono stati progettati al fine di poter offrire una massima produttività in contemporanea con una gestione efficace dei costi, sia per le aziende che per i gruppi di lavoro medio-piccoli.
In particolare, la Serie Imagerunner 2500 va a sostituire le attuali IR 2018/30; la gamma è stata inoltre di gran lunga ampliata, arrivando ad includere dieci modelli dalla garanzia assoluta per quanto riguarda gli standard ottimali di tutte le funzioni possibili: stampa, copia, scansione ed invio dei documenti stessi. Grazie alle straordinarie capacità di cui sono dotati, questi nuovi apparecchi consentiranno l’incremento della produttività di tutti i gruppi di lavoro che sceglieranno di affidarsi a Canon Imagerunner, con l’eccellenza delle prestazioni sempre assicurata e con particolarità quali una velocità di stampa che raggiunge le 45 ppm, nonchè la possibilità di ridurre al minimo il tempo impiegato per ripristinare la macchina dalla modalità Sleep (durante la quale consuma solo 1.5 watts) e la capacità di riprodurre le prime copie in soli 3.9 secondi. canon_ir_2018_2
Anche le scansioni a colori vengono effettuate in modo rapido e funzionale, insieme con l’eventuale, seguente spedizione degli stessi documenti acquisiti, effettuabile verso cartelle di Rete, FTP ed anche indirizzi E-mail grazie all’opzione “Canon i-Send” di cui sono queste soluzioni sono dotate. E’ inoltre possibile la creazione di file compressi in formato PDF così da consentire una condivisione via E-mail più semplice e veloce possibile.
I modelli Canon Imagerunner sono poi provvisti di un display ampio ed intuitivo, per garantire ulteriormente una pratica interazione con la stampante stessa, e completati dalla possibilità di memorizzare le scansioni effettuate direttamente su chiavetta USB.
Ulteriore, importante caratteristica è quella della stampa in modalità fronte/retro automatica, così da ridurre tempo e, soprattutto, sprechi assolutamente evitabili, insieme con la possibilità di scegliere fra opzioni avanzate di finitura.
Qualche ulteriore dettaglio tecnico: Canon permette la gestione e la monitorizzazione in modalità remota di ogni dispositivo presente in Rete grazie alla soluzione “iW Management Console” ed i linguaggi PCL e PostScript consentono l’integrazione immediata alla stessa Rete aziendale.
Il target principale della Serie Canon Imagerunner 2300 è quello dei gruppi di lavoro e delle aziende più piccoli che non hanno particolari richieste ed esigenze di stampa: la velocità massima raggiunta da queste soluzioni (che sostituiscono le attuali IR 2318L) è di 20 ppm, con tempi di riscaldamento minimizzati ed un display LCD sempre estremamente facile da utilizzare. E’ infine garantita la massima delle flessibilità grazie alle funzionalità opzionali di stampa e scansione in rete che consentono agli utenti la condivisione della medesima stampante multifunzione.
Tutti certificati EnergyStar ed osservanti dei parametri TEC, questi modelli firmati Canon saranno disponibili sul mercato europeo dal primo Febbraio 2010.

Le novità HP per il mese di Gennaio (e non solo)

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Novità come sempre interessanti quelle in arrivo dalla California, fronte Hewlett-Packard.
L’ultimissima, riguardo la quale in realtà si hanno ancora pochi dettagli, si rifà all’accordo stretto fra l’azienda americana stessa ed il marchio Stratasys: quest’ultimo produrrà difatti una stampante 3D, con brand della prima, che debutterà alla fine dell’anno.
Grazie all’intesa raggiunta, HP entra quindi definitivamente a far parte di uno dei mercati, nonchè tendenza vera e propria, più significativi, che nell’ultima annata ha riguardato i più svariati settori, decretando così la nascita di un dispositivo che permetterà agli utenti di poter creare modelli tridimensionali utilizzando il proprio computer.
L’altra nuova riguarda, invece, la serie Officejet Pro di quelle stampanti indirizzate principalmente alle piccole e medie imprese ed ai liberi professionisti: Hewlett-Packard promuove, difatti, queste sue soluzioni grazie all’iniziativa Print Money e la presenza sul luogo negli aeroporti di Linate (Milano) e Fiumicino (Roma) (sino al 25 Gennaio 2010), allestendo dei veri e propri angoli riservati nei quali i visitatori possono testare in prima persona tutte le peculiari funzioni di cui questi stessi apparecchi dispongono. I visitatori potranno quindi verificare, direttamente e nella maniera più accurata, la qualità e la funzionalità delle offerte HP (effettuando, ad esempio, stampe di prova sulle differenti tipologie di carta supportate dai dispositivi) oltre a ricevere materiale informativo ed ingannare la lunga attesa dell’imbarco. hp_2
Inoltre, grazie alla promozione Cash Back, valida sino al 31 Gennaio 2010, HP rimborserà la clientela che deciderà di scegliere una stampante fra le numerose appartenenti alla serie Officejet Pro: acquistando una di queste soluzioni in promozione, si potrà ottenere infatti un rimborso che permetterà agli utenti di risparmiare in modo significativo. La promozione, come le stesse stampanti, è perciò indicata in special modo per i liberi professionisti e le aziende medio-piccole il cui bisogno primario in materia di stampa è di possedere un prodotto sul quale poter fare giustamente, sempre affidamento, che permetta loro di stampare materiale di promozione insieme ai più comuni documenti di lavoro, anche a colori e con una costante, garantita ed elevata qualità: quella Hewlett-Packard.

“Caso Google”: ora entra in gioco anche Microsoft

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Ultime notizie in merito al “caso Google” che, negli ultimi giorni, ha occupato le pagine dei giornali del settore informatico e non solo: investigando sugli attacchi subiti da BigG da parte del governo cinese all’inizio della scorsa settimana, Microsoft stessa è giunta alla conclusione che Internet Explorer abbia giocato un ruolo fondamentale nella questione. La tesi Microsoft si evince da un annuncio rilasciato quest’oggi, in realtà conferma di uno precedente rilasciato tramite post dal CTO (Chief Technology Officer) del sito McAfee Labs, George Kurtz, il quale per primo aveva azzardato un collegamento tra IE ed i cyberattacchi subiti da Google, in particolare volti alla violazione di account Gmail privati di alcuni attivisti per i diritti umani. Nel comunicato stilato da casa Microsoft viene dettagliatamente evidenziata la presenza di una vulnerabilità che intacca tutte le versioni di Internet Explorer, a partire dalla 6.0; sarebbe, questa, la medesima falla sfruttata all’inizio del nuovo anno per compromettere il network di Google e di altre importanti aziende (in prevalenza statunitensi). Il colosso di Redmond si astiene, comunque, dallo specificare la provenienza degli attacchi in questione; poco importa: superfluo ricordare a chi, sin dall’inizio, il marchio di Brin & Page li abbia attribuiti.
In particolare, la falla di IE consiste nella chiamata ad un puntatore non valido, la quale viene sfruttata per eseguire il codice di shell a distanza: nel caso specifico di Google, il bug sarebbe stato usato dai cracker per installare un trojan (cioè un vero e proprio cavallo di Troia), capace a sua volta di scaricare ulteriori malware ed aprire una backdoor nel sistema attaccato. internet_explorer_2
Microsoft, dal canto suo, si è già detta al lavoro per ultimare una patch che potrebbe essere distribuita con i bollettini di sicurezza del prossimo mese e sta collaborando con aziende quali Google ed Adobe (anch’essa vittima degli attacchi cinesi), partner industriali ed autorità governative per la soluzione del problema.
Nel frattempo, la creatura di Bill Gates sottolinea come gli attacchi attivi siano al momento circoscritti in quanto avrebbero come unico target IE6, affermando di non aver “visto attacchi contro altre versioni vulnerabili di Internet Explorer”. Questo grazie anche ai sistemi di protezione decisamente superiori integrati alle versioni 7 ed 8, che combinati a quelli di Vista e Windows 7 contribuirebbero a rendere molto più arduo lo sfruttamento della vulnerabilità stessa. Microsoft suggerisce poi ai propri Utenti di attivare la funzione “Data Exectuion Prevention” (DEP), presente di default in IE8, ed impostare su “alto” il livello di sicurezza dello stesso IE, sia per Internet che per Intranet locale. Premesso questo, sorge di conseguenza un dubbio più che lecito: se IE6 è realmente l’unica versione del browser ad essere stata presa di mira, e realmente l’unica a poter essere attaccata con successo, chi all’interno di Google utilizza ancora questa ormai vecchia release di IE per uno scopo che non sia il solo testing delle pagine web?
Ad ogni modo, come Microsoft stessa evidenzia, il browser è stato sicuramente uno dei vettori utilizzati dai cracker cinesi ma non l’unico: gli altri restano ancora ignoti, ma qualcuno ipotizza già i nomi di Adobe Reader ed Acrobat. Adobe, in proposito, sostiene che non vi siano prove effettive a riguardo, ma il Chief Research Officer di F-Secure, Mikko Hyppönen, è pronto a giurare il contrario: “crediamo che gli attacchi siano stati lanciati attraverso una mail che aveva in allegato un file PDF maligno”, ha affermato di recente in un post. L’ipotesi di Hyppönen, che trova un solido appoggio anche nel già citato McAfee, è costruita sull’idea che la maggior parte degli attacchi al giorno d’oggi diretti alle aziende più grandi “prende di mira uno o pochi individui”: quali? Impiegati e dirigenti che hanno accesso a proprietà intellettuali di valore. E nonostante non si abbiano ancora dettagli in merito, a sostegno di questa argomentazione c’è poi la conferma di Google del furto subito di svariate proprietà intellettuali, probabilmente sotto forma di codice sorgente.
Sempre McAfee sostiene che i suddetti attacchi, facenti parte di quella che è stata battezzata come “operazione Aurora”, vadano riposti di diritto tra i più gravi e significativi degli ultimi anni; non importa se al momento soltanto Google ed Adobe abbiano non solo confermato ma per prime rivelato di essere tra le vittime: secondo il sito internet (e non solo) le aggressioni hanno coinvolto circa una ventina di aziende. Ma questo non è affatto il bilancio peggiore: stando a quanto ritenuto da altri esperti di sicurezza, il numero delle aziende colpite arriverebbe a 34, comprendendo, secondo un articolo del Washington Post, Yahoo!, Symantec, Juniper Networks, Northrop Grumman e Dow Chemical; in tutti questi casi gli aggressori sarebbero riusciti nel loro intento di rubare codici sorgente.
Ma alla fine, che cosa è cambiato o cambierà nella realtà dei fatti dopo il “caso Google”? Nulla. O quasi.
Anche se Google decidesse realmente di abbandonare il territorio cinese, Microsoft si guarda bene dal seguirne l’esempio. Ad esprimersi in merito è stato il CEO dell’azienda americana, Steve Ballmer, dichiarando, durante un’intervista a CNBC, di voler continuare ad operare in Cina, rispettando la legge locale: “non capisco come questo possa in qualche modo aiutare. Non capisco come questo possa aiutare noi e non capisco come possa aiutare la Cina”, le sue parole.
Ma l’interesse di quel di Redmond non è certo spinto da nobili preoccupazioni, piuttosto da più che giustificate strategie di mercato: abbandonando il Paese della Grande Muraglia, Google non solo lascerebbe campo libero a Baidu, il browser “Made in China” numero uno nelle ricerche online effettuate proprio dai cybernauti cinesi, ma anche a Microsoft Bing. Motivo, questo, perchè in quel di casa Microsoft tutte le scelte future in proposito siano più che ben ponderate.

Samsung SCX-4500: “nata per farsi guardare”

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La stampante laser multifunzione e monocromatica dalle dimensioni più ridotte al mondo? E’ la nuova Samsung modello SCX-4500, soluzione innovativa, dalle consuete, garantite, prestazioni di qualità di casa Samsung, dal design non solo estremamente compatto ma anche elegante, disponibile in nero laccato, provvista di tasti touchscreen ed un moderno LED di colore blu zaffiro. Inoltre, SCX-4500 si presenta come un modello particolarmente silenzioso e raffinato, che di certo non mancherà di attirare gli sguardi di tutti a sè e sulla tua scrivania: “nata per farsi guardare”, assicura l’azienda coreana.
Samsung stessa, poi, la definisce “molto più di una stampante”, avendo creato un dispositivo non solo efficiente e di qualità ma anche riconoscibile come la stampante con tecnologia laser ideale ed un vero e proprio oggetto di design che racchiude in sè la dimostrazione di tutta la cura di Samsung nei confronti di ogni dettaglio che conti.
Ma il design così particolare e di ultima generazione non deve depistare: questo, come già accennato, non influisce certamente sulla funzionalità dell’apparecchio stesso. SCX-4500 è realmente silenziosa in fase di stampa: raggiunge difatti 45dB appena, vale a dire meno di una conversazione fra due persone (50dB). samsung_scx_4500_2
La forma, i colori ed il materiale di questa nuova stampante Samsung la rendono poi un oggetto di cui invaghirsi al primo sguardo: con SCX-4500 stile ed eleganza collimano in perfetta armonia con l’high tech; inoltre, basta un accennato e semplice sfioramento delle dita di un tasto perchè questa stampante sia subito a nostra completa disposizione, in tutta la sua funzionalità. E la disponibilità di questo modello SCX-4500 è possibile dovunque grazie al poco spazio occupato per via del suo ingombro ridotto e sottile.
Impossibile, insomma, non restare affascinati da questa stampante targata Samsung, grazie anche ad un gusto estetico notevole con la sua luce a led blu zaffiro elegante ed in azione durante tutta la fase di scansione dell’apparecchio stesso.
La cartuccia toner utilizzata da questa stampante ha il codice ML-D1630A; la durata stimata della stessa è di 2.000 copie, con copertura al 5%.

Google VS China

Scritto da alice

La Cina attacca, Google risponde. Il casus belli? Il governo cinese viola i diritti civili di un gruppo di attivisti, servendosi del servizio di posta Gmail, e Google non resta certo fermo a guardare. Google risponde e lo fa, per la prima volta, in modo tutt’altro che diplomatico.
Nella scorsa notte (pieno giorno in California), Google ha fatto sapere che intende sospendere ogni attività di censura esercitata sui contenuti delle ricerche ottenute (per usare un eufemismo, ogni attività di cosiddetto “filtraggio”) venendo quindi meno al precedente accordo stipulato con il governo di Pechino. E non è tutto: l’azienda a stelle e strisce non esclude la possibilità di chiudere anche la propria sede attualmente presente in territorio cinese. Quello di Google è un vero e proprio contrattacco (o, meglio, una difesa) a quello subito, nel mese di Dicembre, a scopo di intrusione nei propri sistemi da parte non di hackers bambini bensì di hackers spie cinesi, al fine di introdursi illegalmente nelle caselle di posta elettronica personali di alcuni attivisti per i diritti umani: la violazione di due di questi account sarebbe andata effettivamente a buon fine. google_china_2
Più generalmente, si è trattato di un attacco su larga scala e senza precedenti che ha colpito 34 aziende tecnologiche di diversa tipologia; fra queste, il marchio Adobe ha per primo confermato di aver subito l’intrusione e, nel pomeriggio dello scorso Lunedì, anche il motore di ricerca Baidu è stato oggetto di un’intrusione, seppur di un altro tipo.
La decisione di Google di chiamarsi fuori dalla pratica di censura Made in China è stata accolta con grande supporto, su tutti, da parte dell’organizzazione di difesa dei diritti dei cybernauti, la Electronic Frontier Foundation, in giorni in cui, per la prima volta in assoluto, viene, grazie ai fondatori di BigG Brin & Page, resa pubblica quella che risulta essere una pesante pratica di condizionamento messa in atto da parte della Cina, riguardante tutto il mondo della sua grande industria tecnologica.
Nella realtà, il suddetto episodio non è certamente nè nuovo nè sconosciuto (nè tantomeno il primo), ma è stato lo stesso Google ad affermare come questa volta si sia trattato di una questione diversa; la ragione per la quale ancora nessuna denuncia generalizzata è stata formulata è da ricercarsi nella paura delle aziende coinvolte di ritrovarsi brutalmente escluse dal mercato. Anche le pagine del prestigioso Wall Street Journal spiegano che, questa volta, si ha avuto a che fare con un attacco particolarmente sofisticato e virulento, tanto da spingere quelli di Mountain View ad istituire, per l’occasione, una squadra di investigatori e da suscitare da parte del controspionaggio USA tutta l’attenzione possibile.
La posizione di Google, comunque, non appare certamente poco ambigua: come ben sappiamo, il colosso americano è già stato più volte penalizzato in territorio cinese, ad esempio tramite la frequente, ormai periodica, disattivazione del proprio portale YouTube, ma, nonostante questo, ha continuato, proprio recentemente, ad investire in operazioni quali il lancio di una piattaforma di distribuzione e vendita di musica, ponendosi così in diretta concorrenza con Baidu, motore di ricerca Made in China, ben consapevole del fatto che il mercato internet cinese è senza dubbio quello dalle prospettive di crescita a livello mondiale più significative.
Ma la situazione dei due Paesi, al di là dell’azienda Google, è, se possibile, ancora più complicata: la ferma opposizione alla censura cinese da parte degli Stati Uniti, insieme con gli ultimi comunicati Google, non solo incrina ulteriormente i già celeberrimi tesi rapporti fra Pechino e Washington (peggiorati durante lo scorso summit di Copenaghen sul clima e sempre al limite per via di quella sorta di guerra fredda nell’ambito dei rapporti commerciali fra le due potenze), ma lo fa nel momento più sbagliato. Perchè? Perchè si riversa nel periodo in cui gli USA affinano la propria strategia di avversione e lotta nei confronti della censura applicata in Rete in numerose parti del Mondo. A tal proposito, è intervenuto anche il Segretario di Stato Statunitense H. Clinton che ha reso noto di aver chiesto, in merito al “caso Google”, spiegazioni dirette al governo cinese, poichè la situazione ha sollevato certamente “molte domande e preoccupazioni”. Un suo consigliere ha poi dichiarato che H. Clinton, portando avanti il progetto USA qui sopra citato, ha già incontrato, la scorsa settimana, importanti figure manageriali di aziende fra le quali compaiono Microsoft, Twitter, Cisco Systems e Google stessa.
Dall’altra parte invece, in Cina, nessuno commenta: la presa di posizione (effettiva od eventuale, questo è ancora da definire…) di Google ha avuto un grande risalto fra gli utenti del Web, ma sia il governo che i media principali non sembrano desiderosi di intervenire in merito. Anzi: Pechino ha di recente accusato proprio Google di essere un veicolo nocivo per la facile circolazione della pornografia, mentre le società che sempre più spesso guardano a questo stesso mercato cinese (il più significativo in quanto a numero di utenti) sono state soventemente e fermamente criticate per aver ignorato la questione dei diritti umani.
Non c’è che dire: si tratta di “uno scontro tra titani. Ci sono un grande Paese ed una grande azienda”, come ha affermato l’ex capo del Dipartimento USA per i crimini informatici Mark Rasch, aggiungendo poi, a ragione, che “il problema è che se Google decidesse di abbandonare il mercato cinese, la Cina risponderebbe: ‘non c’è alcun problema, abbiamo milioni di persone che vogliono prendere il vostro posto’.”
“La possibilità di operare con fiducia nel cyberspazio è di importanza critica in una società ed un’economia moderne”, ha dichiarato inoltre H. Clinton; ma è anche vero che la Rete stessa è diventata una vera e propria minaccia per i regimi illiberali: da qui i ripetuti sforzi cinesi di censura del e sul Web e di limitazione delle libertà personali che hanno come oggetto l’approvigionamento delle notizie così come la stessa libera espressione di idee e di scambio delle stesse fra gli utenti.
Sebbene Pechino non rappresenti attualmente per Google una consistente fonte di guadagno, si prospetta però come un importante potenziale mercato per gli anni futuri, partendo dall’immissione in Cina dei cosiddetti “Googlefonini”, gli smartphones con Android.

Tecnologia: le innovazioni del 2009? Eravamo solo all’inizio…

Scritto da alice

ces_las_vegas_2Si è conclusa con successo l’edizione di questo nuovo anno 2010 del “Consumer Electronics Show” svoltosi nella città di Las Vegas, fra un’escalation di pubblico (più numeroso di quello del 2009, nonostante le previsioni fossero più che pronte a scommettere il contrario) ed un grande ottimismo dovuto agli evidenti cenni di miglioramento del mercato. Ma, più di tutto, il CES di quest’anno è stato certamente un positivo calderone di idee innovative, a partire da quelle già sviluppate e semplicemente riportate in trionfo a quelle che, invece, non hanno ancora un presente immediato ma avranno senz’altro un futuro.
Affrontando il tema delle idee che hanno caratterizzato l’anno da poco terminato, compare al primo posto quella legata alla tridimensionalità: il 2009, infatti, è stato senza dubbio l’anno del 3D, con i colossi di Hollywood in continua ricerca di storie da apportare sullo schermo in modo tridimensionale, da destinare, su tutti, al pubblico dei più piccoli, producendo così, inoltre, quantità industriali di Blu-ray. Ma questa tendenza tutta votata alla terza dimensione sembra essere solamente ai suoi inizi: nell’anno nuovo i big dell’elettronica di consumo sono pronti ad introdurre sul proprio mercato monitor e televisori capaci di supportare, anche nei nostri salotti, la tridimensionalità e canali quali Espn e Discovery Channel si accingono a dare vita a due ulteriori sotto-canali in grado di trasmettere eventi sportivi ed intrattenimento firmati 3D. Senza dimenticare poi che persino i videogiochi si apprestano a contirbuire a questa espansione del tridimensionale.
Altre due caratteristiche dell’anno appena passato, che continueranno a contraddistinguere quello appena incominciato, sono poi la voglia di risparmio energetico e di wireless.
Per quanto riguarda la salvaguardia del nostro Ambiente, a Las Vegas tutti i grandi marchi dell’elettronica si sono dimostrati più che pragmaticamente pronti a perorare questa giusta causa, cercando di contribuire all’abbassamento dei consumi elettrici realizzando, ad esempio, monitor di nuova generazione che aiutino a risparmiare sino al 48% di elettricità. Per primi i consumatori stessi chiedono, sempre più, di poter contemporaneamente salvare le risorse ambientali ed i propri risparmi destinati al pagamento delle bollette, ecco perchè questo, per le imprese, si rivela essere un terreno estremamente fertile sul quale sperimentare e lottare per emergere a colpi di innovazioni.
Nell’ambito della tecnologia wireless, invece, va ricordato come più passino gli anni e più i cavi superstiti siano sempre meno…e, questo, nel vero senso della parola. La Wi-Fi Alliance, ad esempio, ha presentato lo standard “Wi-Fi Direct”, il quale permetterà la connessione wirless del tutto con tutto: dalle tastiere ai monitor, dalle telecamere ai PC, arrivando persino ai telefoni cellulari. Intel, invece, grazie all’intervento di Paul Otellini, ha proposto la tecnologia Wireless Display, la quale consentirà la trasmissione di video HD dal computer al televisore: il tutto, chiaramente, permettendoci di non essere cablati. Segno, inoltre, di come la connettività wireless a livello totale si stia imponendo sempre maggiormente nelle nostre vite, è un’altra proposta in fase di elaborazione: la trasmissione wireless del segnale audio.
Dal punto di vista dei prodotti presentati in quel di LV, compaiono, fra gli altri, gli ultimi arrivati di casa Sony come il Sony Dash, una soluzione molto simile ad una sveglia da comodino ma collegata ad internet tramite Wi-Fi. Cosa significhi quest’ultima importante peculiarità è presto detto: la sveglia potrà semplicemente essere il video preferito di ciascuno di noi, scelto fra i milioni presenti sul portale di video più famoso del Mondo, YouTube! A questa applicazione se ne aggiungono circa altre cento, disponibili e scaricabili dal Web in modo semplice ed immediato, nonchè gratuito. Facebook, foto, musica, video…insomma, di tutto e di più.
Altri protagonisti della fiera sono stati i più recenti modelli di E-Books, strumenti di nuova generazione che hanno reso possibile la lettura di libri, giornali e riviste in formato elettronico. Fra questi compare il degno di nota QUE proReader dell’azienda britannica PlasticLogic, dal design particolare e sottile ed in grado di scaricare i contenuti richiesti tramite Wi-Fi, Bluetooth e 3G.
Infine, altra interessante novità riguarda uno strumento dal design elegante, di piccole dimensioni ma di grande funzionalità chiamato Boxee Box. Per utilizzarlo basterà collegarlo contemporaneamente alla propria rete ed al proprio televisore: Boxee Box trasmetterà in questo modo, sul grande schermo, qualsiasi tipo di contenuto scaricato dal Web oppure dalle schede Sd incorporate o dalle porte Usb, con una compatibilità vastissima che comincia con i formati video, passa per quelli audio ed arriva sino a quelli fotografici.
Boxee Box, nel ruolo di tramite, arriva così laddove i televisori “non intelligenti” non possono arrivare: sì, perchè al Ces di Las Vegas sono stati presentati anche i primi televisori definiti “intelligenti”, in grado, cioè, di collegarsi alla Rete.