Murdoch: via le notizie da Google. …o forse no?
Il magnate australiano Rupert Murdoch, proprietario, fra le altre cose, di svariate testate giornalistiche e piattaforme televisive satellitari (fra le quali compare la nostrana Sky Italia), ha minacciato, e nemmeno troppo velatamente, di essere pronto a rimuovere i contenuti d’informazione in possesso dei suoi giornali dai risultati delle ricerche effettuate tramite il motore di ricerca più famoso al mondo. Ancora una volta, insomma, Murdoch torna all’attacco contro la più grande ed importante “G” del pianeta, quella dell’azienda Google, ed in particolare contro la sua branchia Google News, sezione che, stando al pensiero dell’australiano, “ruba” letteralmente le notizie a chi queste stesse le produce. Non solo: l’idea di criptare le proprie notizie sul motore di ricerca arriva da Google stesso, in risposta alle critiche mosse da Murdoch ormai da svariati mesi.
Una scelta, questa, certamente drastica, che il magnate vede realizzabile nel momento in cui si attivasse un vero e proprio sistema di pagamento del cliente per accedere ai contenuti delle notizie, affermando che “preferiremmo avere pochi lettori ma paganti“.
La realtà delle cose è però ben diversa: il Wall Street Journal, del quale gran parte dei contenuti risulta già essere a pagamento, deve il 25% del proprio traffico a Google, che contribuisce a portargli ben il 44% di nuovi visitatori. Sono cifre talmente rilevanti da aver portato il giornale stesso a stringere un accordo con Big G secondo il quale il motore di ricerca può mostrare parte dei contenuti premium nei suoi risultati di ricerca.
Dal punto di vista di Google poi i fatti sono anche più semplici: secondo gli addetti al lavoro del motore di ricerca, gli editori non si oppongono alla visualizzazione dei propri contenuti nelle ricerche perchè “vogliono che il loro lavoro sia visibile“, specie poiché se volessero realmente evitarlo potrebbero farlo “efficacemente e velocemente“. 
Si tratta invece di un vero e proprio semplice furto secondo Murdoch; fra gli illustri colpevoli, insieme a Google, ritroviamo inoltre Microsoft, Yahoo ed Ask, insomma tutti quei siti rei di indicizzare le notizie.
L’idea di “fair use“, vale a dire l’uso onesto delle notizie, sarebbe quindi da eliminare legalmente tanto da evitare che qualcuno possa utilizzare o linkare un articolo per cui non ha pagato; perciò attenti bloggers di tutto il mondo…anche noi, secondo questa logica, siamo dei criminali da perseguire con qualsiasi mezzo possibile.
- 11 novembre 2009







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