Il nuovo, curioso, primato di casa “Google”
La parola del decennio? E’ “Google”, che si stabilizza al primo posto della classifica stilata a Baltimora dall’American Dialect Society (ADS), comparativo, a grandi linee, della nostrana Accademia della Crusca, battendo parole quali “9/11″ (format americano della data “11 Settembre” 2001), “verde”, “blog” e “guerra al terrore”.
L’idea di istituire una graduatoria nasce nel 1990 quando l’organizzazione americana decide di concludere così i propri convegni (a dire il vero ritenuti dai più soporiferi in quanto le discussioni affrontate vanno dalle analisi sui dialetti della Virginia del Nord a quelle sul rapporto fra nomi di battesimo e longevità), eleggendo la “parola dell’anno”, forse ispirandosi al modello della rivista “Time” che ogni anno fa lo stesso scegliendo la personalità che ha caratterizzato l’annata appena conclusasi. Ma ecco un po’ di storia di questa classifica: un anno dopo la sua introduzione, vinse il primato di “parola dell’anno” il sintagma “madre di tutte le…”, corrispettivo del nostro suffisso “-poli” (nato in seguito alle vicende di Tagentopoli), ispirato dal dopo Prima Guerra del Golfo; nel 1995 invece fu la volta della parola “web”, nell’anno dell’inizio del nuovo millennio toccò poi a “chad” (riferimento alle schede elettorali delle contestatissime elezioni presidenziali statunitensi) e nel 2002 ad “armi di distruzione di massa”. Nel 2006, invece, si impose il termine “plutoed” nel senso di “rimosso” in occasione dell’esclusione di Plutone dalla lista dei pianeti del sistema solare. Ogni anno, insomma, la parola vincitrice rispecchia i maggiori eventi del periodo in questione: negli ultimi due anni precedenti al 2009 i vincitori sono stati rispettivamente “subprime” e “bailout”, termini relativi la crisi economica che ha colpito il Mondo e che si rifanno l’uno ai prestiti a rischio e l’altro all’intervento di salvataggio effettuato. Parola dell’anno 2009 è stata scelta “tweet”, dopo un lungo dibattito che si è rivelato ancora più lungo ed acceso nella discussione relativa la parola del decennio: alla fine, la lotta a due fra “11/9″ e “Google” è stata spuntata sul fil di lana da quest’ultima. 
Ma il più celebre marchio del Mondo non è certamente soltanto una parola: BigG è un vero e proprio indicatore temporale di ciò che stiamo vivendo. Nell’epoca del trionfo dell’ideologia liberista, la privatizzazione della lingua passa proprio per il Web fra lotte per accaparrarsi parole-chiave e domini; inoltre, chi di noi non ha mai utilizzando il buon vecchio Google per sfogliare un libro, nonostante magari questo sia a soli pochi passi da noi, sullo scaffale di una vecchia libreria abbandonata momentaneamente per quella virtuale targata Google? O, ancora, alzi la mano chi di noi non si è mai affidato al motore di ricerca americano per trovare rimedio ad un proprio dubbio linguistico, sia esso relativo la verifica della grafia di parole difficili in lingue in cui non siamo esperti, sia esso relativo il controllo grammaticale di parole che, invece, dovremmo conoscere perfettamente come il nostro stesso nome.
D’altro canto, nonostante i continui successi raggiunti ed una conseguente popolarità stratosferica, i cervelloni di casa Google non dormono certo sui propri gloriosissimi allori: e allora spazio a nuove opzioni fra le quali compare un dizionario consultabile online che sembra conferire già grandi soddisfazioni. Il nuovo dizionario di Google (che non va confuso con il pre-esitente servizio Google Translate) ci offre opzioni di spelling (con, ovviamente, tanto di file audio annesso), definizioni, espressioni vere e proprie, sinonimi e persino definizioni web con conseguente link. Le lingue a disposizione sono per ora 28, comprese cinese (tradizionale e semplificato), arabo, gujarati, kannada, telugu e così via ed ogni risultato ottenuto può essere salvato.
Scegliere “Google” come parola del decennio è poi sicuramente un messaggio di speranza: insieme a Google vince qualcosa che ha migliorato di gran lunga la nostra vita, a differenza di parole quali “9/11″ che, per antonomasia, la nostra vita hanno contribuito a peggiorarla permanentemente in modo drammatico.
- 11 gennaio 2010







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