Gli States simulano una cyberguerra: il “caso Google” e’ sempre in prima pagina

Scritto da alice

La più recente delle prospettive è questa: la guerra del futuro è in formato digitale. Ecco perchè a seguito dei cyberattacchi cinesi nei confronti della rete di Google anche gli Stati Uniti, tramite il Pentagono, hanno pensato di correre il più celermente possibile ai ripari. E così, al fine di prepararsi ad un eventuale assalto ai propri sistemi di comunicazione e finanziari, gli americani hanno simulato una vera e propria cyberguerra, questa è la notizia riportata dalle prestigiose penne del New York Times. pentagono_2
I conseguenti risultati ottenuti, però, non sono stati dei più incoraggianti. Ciò che è emerso, infatti, è che l’eventuale nemico sia avantaggiato su più fronti: giocano, difatti, a suo favore l’effetto sorpresa, il totale anonimato (non è nemmeno possibile individuarne il Paese di provenienza) e l’imprevidibilità delle sue stesse azioni criminali.
Non è una novità, in fondo, che nel Governo statunitense (e nel resto del Mondo) i recenti cyberattacchi a danno del colosso di Internet, provenienti dalla Cina, abbiano sollevato più che “gravi preoccupazioni”: questo, infatti, è quanto dichiarato nei giorni scorsi dal Segretario di Stato americano Hillary Clinton, la quale ha poi aggiunto di rivolgersi “al Governo cinese per una spiegazione”. I suddetti fatti e le suddette dichiarazioni hanno contribuito ad esasperare i già testi rapporti fra le due potenze mondiali, inasprendo ulteriormente i toni di quella che sembra essere una vera e propria guerra fra Pechino e Google, il quale, tramite i suoi responsabili, ha sin da subito fatto sapere di essere pronto ad abbandonare il Paese della Grande Muraglia a seguito di questi “attacchi molto sofisticati e ben mirati contro ogni nostra infrastruttura”.
“La possibilità di operare con sicurezza e fiducia nel cyberspazio è cruciale in una società ed un’economia moderne”, ha dichiarato, in seguito, il capo legale del marchio, David Drummond, in una nota apparsa sul sito della compagnia, nella quale si denunciavano le violazioni effettuate a danno degli account Gmail di alcuni gruppi di dissidenti cinesi.
Hillary Clinton ha poi ricordato il ruolo fondamentale che le nuove, moderne tecnologie ricoprono nella nostra vita quotidiana e nello svolgersi degli ultimi eventi mondiali: dalle proteste per la democrazia in Iran ai salvataggi, grazie all’invio di SMS, delle persone rimaste sepolte sotto le macerie del recente terremoto che ha colpito Haiti. Queste tecnologie, però, come tutto, hanno una doppia lama e possono essere utilizzate in modo altrettanto negativo: possono contribuire alla diffusione delle ideologie di Al Qaeda o essere strumentalizzate dagli stessi Governi al fine di reprimere i dissensi presenti nei propri confini. E così nel nuovo millennio vengono eretti “muri virtuali” e nuove “cortine dell’informazione” per bloccare i samizdat digitali, che assumono il ruolo che aveva un tempo una costruzione come il Muro di Berlino, per via della quale i dissidenti rischiavano la vita pur di riuscire a distribuire samizdat, ha concluso il Segretario di Stato americano, collegando, infine, la libertà di utilizzo della Rete ai diritti umani fondamentali quali la libertà di associazione, la libertà di pensiero ed opinione.

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